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INTERVISTA A LUCREZIO DE SETA – direttore artistico Musika Expo

INTERVISTA A LUCREZIO DE SETA – direttore artistico Musika Expo

Di Elisa Cappai

 

Su Wikipedia Lucrezio de Seta viene definito come “batterista, percussionista e produttore discografico italiano”, seguono una sfilza di collaborazioni importanti, nazionali e internazionali. Compare anche il suo ruolo da direttore artistico di Musika. Ma lui non ama le definizioni, e in questa intervista ci racconta la passione, la visione e la pienezza di chi lavora da decenni nel mondo della musica e, come la definisce lui, della “diffusione della bellezza” che Musika rappresenta.

 

Dall’incontro con la musica all’incontro con Musika. Cosa ti ha portato all’incontro con gli organizzatori e cosa ti ha convinto a partecipare al progetto come direttore artistico?

 

Faccio il musicista professionista da circa trentaquattro anni, questa è la mia professione. In un certo senso sono sempre stato dall’altra parte della barricata. Ma nel 2010 ho incontrato due amici – Augusto Cherubini e Mirella Murri – che mi hanno invitato a partecipare insieme a loro all’organizzazione del primo festival nazionale per batteristi che si chiamava (e si chiama ancora adesso) Batterika. Uno spazio espositivo per mostrare e soprattutto provare gli strumenti che le varie ditte offrono sul mercato. Avendo una visione completa dello scenario musicale e degli artisti che girano nell’ambiente ritenevano che fossi la persona giusta. Difatti gli ho detto subito di sì, anche se immaginavo la mole di lavoro che mi sarebbe spettata.

È stato un successo immediato: dal punto di vista dei numeri, del pubblico, degli espositori e degli artisti venuti a suonare. Abbiamo iniziato a pensare di estenderci agli strumenti a corda, così nel 2013 è nata Elettrika. L’anno dopo abbiamo unito gli eventi in un nuovo format Batterika vs Elettrika. Tutto questo movimento ci ha portato a pensare a qualcosa di ancora più grande che coprisse Roma e il centro Italia ma potesse attirare anche pubblico dal resto del Paese. Nel 2016 abbiamo varato Musika, una nuova nave che accoglie in modo totale tutti gli strumenti e le attività correlate alla musica: apparecchi per registrare, home recording, consolle per dj; un contenitore onnicomprensivo in grado di attirare più pubblico e più espositori.

 

Siamo stati i primi a mettere all’interno di una fiera un festival musicale, creando una formula che unisce tre elementi fondamentali: l’esposizione degli strumenti, i concerti e le clinic. In altri eventi le attività performative sono affidate ai dimostratori delle ditte, sono più degli showcase che veri e propri concerti. Invece a Musika i gruppi e gli artisti suonano su un palco vero e proprio, con luci e scenografia. Questo dettaglio ha un peso non indifferente all’interno dell’appetibilità della manifestazione. Secondo noi la musica va suonata, altrimenti questa manifestazione non avrebbe ragione d’esistere.

Ci appassiona moltissimo vedere a questo tipo di eventi il pubblico causale, al di là del pubblico specialistico, comunque fondamentale. Quando vediamo che ci stanno dieci musicisti e dieci persone che con la musica non hanno niente a che fare quello che facciamo acquisisce ancora più valore. Perché è proprio in quel tipo di pubblico che speriamo di instillare il virus della passione per la musica, di innescare la scintilla di un processo virtuoso come la diffusione della cultura.

 

La scelta degli artisti è un momento delicato e centrale di un evento come questo, immagino che per orientarti nelle decisioni ti basi sulla tua grande esperienza, ma anche su una parte di intuito, quel senso senso tipico di chi conosce cosa c’è dietro l’arte. Quali sono i criteri che utilizzi per scegliere chi salirà sul palco?

 

Abbiamo capito che ogni cosa dev’essere allineata ai principi base della manifestazione. Uno di questi è il desiderio di rendere un servizio alla musica. Quello che ci spinge è un senso di responsabilità e una forte passione. Tra di noi c’è una grossa dose di sinergia naturale e di comprensione reciproca. E ognuno si muove nel proprio campo di appartenenza professionale facendo tesoro delle proprie esperienze e sensibilità. Come oriento la programmazione? Dando una grossa attenzione ai progetti originali. Nello spazio concerti ogni giorno ci sono sette, otto concerti, e devo fare delle scelte: chi rimane dentro e chi fuori. Su Roma abbiamo fatto suonare un po’ tutti i musicisti professionisti, a rotazione. Evito di riprogrammare le stesse persone, sarebbe antitetico alla mission della proposta artistica. Il punteggio assegnato agli artisti viene dato proporzionalmente all’originalità del progetto. Ci piace essere quelli che “lo fanno strano”, quelli che ti mettono il gruppo sconosciuto ma particolare, creando interazione tra strumenti impensabili che possano funzionare tra loro, oppure scegliendo un genere musicale particolarmente speciale. Inoltre cerchiamo di fare anche una programmazione non monostilistica o identificabile, spaziando dalla musica classica fino al jazz, rock, blues, passando per l’indie rock, la musica elettronica, punk, progressive, heavy metal e anche per cose più estreme, perché fondamentalmente l’unica cosa che conta è la qualità.

 

Musika vede la partecipazione di migliaia di persone tra il pubblico, ma anche la massiccia presenza di tantissimi musicisti. Quanta competizione e quanta contaminazione c’è tra loro? Quanto questo evento riesce ad aprire nuove orizzonti nel percorso dei professionisti, a generare collaborazioni? Anche alla luce del momento “storico” che adesso vive il mondo della musica.

 

Nonostante i primi anni si faticasse a vedere alla manifestazione gli altri professionisti, quelli che non stavano sui palchi, piano piano alla spicciolata hanno iniziato a presentarsi. All’estero ci sono altri esempi virtuosi – uno può essere il NAM di Los Angeles – una manifestazione molto densa, dove puoi incontrare le star internazionali arrivate lì perché sanno che lì c’è il music business. A questi eventi si va per fare network. Da una parte tra musicista e sistema di affari: produttori, organizzatori, etc., ma soprattutto tra musicisti e musicisti. Qui in Italia un po’ fatichiamo, abbiamo questa sensazione che le cose succedono solo se qualcuno conosce “l’amico del fratello”. In parte è così. Però ci piace pensare che se iniziamo a comportaci diversamente magari tra mille anni avremo cambiato l’Italia. La nostra manifestazione unisce le attività di produttori, musicisti, distributori, organizzatori, associazioni, chi viene ha l’opportunità di creare connessioni utili. Se ha qualcosa da offrire, può sfruttare l’opportunità e renderla proficua. C’è sempre un’interazione, uno scambio.

La piazza, ossia i posti dove gravitano i musicisti – dai negozi ai concerti, fino ai locali dove i musicisti vanno a suonare – sono luoghi fondamentali da frequentare. Devi farti vedere, devi conoscere le persone e mantenere un rapporto. Il problema è che negli ultimi anni, anche a causa del deterioramento della qualità della vita, tutti quanti stiamo subendo le conseguenze di una crisi economica che ha disgregato anche l’abitudine a frequentarsi tra musicisti.

Musika è un’occasione preziosa, se non ci lavorassi ci andrei comunque, come sono andato a Francoforte e al Second Hand Guitar a Milano, perché so che lì sto facendo del bene alla mia carriera.

 

Musika è molto di più di quello che vediamo durante i giorni dell’evento. Come hai detto tu all’inizio dell’intervista è una grande nave. Immagino che il viaggio sia costellato di momenti di bonaccia e burrasca, oppure no? Qual è stata fino ad ora la cosa più entusiasmante e quella più frustrante di questo viaggio?

 

Una delle cose più entusiasmanti è vedere i giovani adolescenti venuti come pubblico ad assistere a Batterika, nove anni fa, diventare artisti ospiti nelle successive edizioni. Si sono appassionati sempre di più alla musica fino a farla diventare un’attività di livello, raggiungendo uno spessore tale da calcare i palchi di Batterika e Musika. O anche vedere le persone lontane dalla musica avvicinarsi ad essa grazie alle nostre manifestazioni. Aver costruito un contenitore che attira persone “civili” ci rende molto contenti e fieri, ci spinge ad andare ancora oltre.

Frustrazioni, quali possono essere le frustrazioni? Se ci fossero delle grandi delusioni non staremo al nono anno di eventi. Fare questa cosa ogni anno è un dispendio di energie e tempo non indifferente, che facciamo perché ci piace farlo.

Forse i primi due o tre anni la poca partecipazione dei musicisti locali ci ha impensierito in modo costruttivo, facendoci porre degli interrogativi sulle motivazioni. Abbiamo risposto a queste domande continuando a perseguire la linea e abbiamo raccolto gli ottimi risultati che aspettavamo.

Inoltre ci piacerebbe più attenzione da parte delle istituzioni. Non abbiamo bisogno di essere foraggiati, quello che facciamo lo facciamo comunque. Forniamo quasi un servizio pubblico, cerchiamo di fare in modo che la musica sia usufruibile da tutti. Forse istituzioni locali attente dovrebbero notare cosa succede nel territorio, dando maggiore considerazione a qualcosa di utile alla diffusione della bellezza.

 

Per concludere ti farò una domanda difficile e semplice allo stesso tempo. Se dovesse essere una canzone, Musika che canzone sarebbe?

 

 

Sarebbe l’enciclopedia delle canzoni. Io purtroppo ho una grossa limitazione che al tempo stesso è uno dei miei punti di forza: non ho mai visto la musica come qualcosa di diviso e organizzato in diversi settori. Per me la musica è la musica, ascolto di tutto. Ho mille possibili canzoni di cui potrei dirti “sono le più belle canzoni del mondo” e Musika deve rappresentarle tutte. È presuntuoso, ma se la presunzione la applichi a qualcosa di cui tutti quanti possono godere è perdonabile. Io cerco di essere il più onesto possibile, evitando riproposizioni e facendo suonare tutti quelli che manifestano interesse, dando spazio a tutti in modo fortemente democratico. Per questo sparo in alto e ti dico abbiamo voglia di rappresentare a Musika tutta la musica che esiste e esisterà, questa è la nostra mission. Abbiamo imparato a farlo nel tempo, cambiando e perfezionandoci.